Il 1917 fu un anno decisivo per la Russia, un anno che cambiò per sempre la storia della Nazione e del Novecento. Lo zar Nicola II della dinastia Romanov abdicò a seguito di rivolte contro il suo potere, finì così per sempre il regime zarista. Il 24-25 ottobre dello stesso anno lo schieramento bolscevico occupò i punti chiave di Pietrogrado e il Palazzo d’Inverno, sede del governo.

Nacque così una guerra civile tra le Armate Rosse, di orientamento comunista, e le Armate Bianche, eredi del governo provvisorio nato dopo la caduta di Nicola II. Lo scontro si risolse in favore dei primi, prende forma così, semplificando, l’Unione Sovietica.

Molti oppositori politici appartenenti allo schieramento Bianco furono costretti a lasciare la madrepatria, alcuni si mossero in Europa e USA, altri in Manciuria, una regione della Cina del Nord, dove la presenza russa era già massiccia e dopo queste migrazioni arrivò a contare all’incirca 200.000 abitanti.

Dai movimenti di destra alle “tesi sul fascismo russo”

In Manciuria il panorama politico era dominato dai partiti di destra. Due fattori incisero: la presenza di ex ufficiali Bianchi anticomunisti e la repressione locale dei movimenti di sinistra.

I russi si organizzarono in gruppi politici di destra antibolscevichi, favorevoli al ritorno degli Zar alla testa della nazione. I giovani giunti in Manciuria però nutrivano una profonda disillusione per quegli ideali tradizionali, cercavano qualcosa di diverso, un’idea politica più aggressiva, al passo coi tempi, che rompesse con il passato e che si opponesse al modello bolscevico. La trovarono nel fascismo italiano di Mussolini e nel Nazionalsocialismo tedesco in ascesa in quegli anni.

Fu così che negli ambienti della facoltà di Giurisprudenza di Harbin, un professore di nome N.I. Nikikorov pubblicò le “tesi sul fascismo russo” raccogliendo i primi consensi, era il 1927.

La nascita del partito fascista russo

Il salto di qualità di questo primo movimento però vide come protagonista un giovane studente di Giurisprudenza, il suo nome era Kostantin Rodzaevsky. Nel 1931 fondò il Partito Fascista Russo (RFP) assumendo la testa del movimento. Il grande scarto rispetto ai movimenti di destra nati in Manciuria in precedenza era l’avversione totale alla monarchia e agli Zar, l’obbiettivo era tornare in Russia e far nascere un nuovo tipo di stato.

Ti mostro ora i principali aspetti ideologici del fascismo russo.

Rifiuto del comunismo e dell’internazionalismo

Lo stato russo doveva risorgere sotto il segno del fascismo e del nazionalismo russo. Il movimento rifiuta il celebre slogan comunista: «Proletari di tutto il mondo, unitevi!» La religione cristiana ortodossa, perseguitata dal regime russo, diventa per i fascisti russi l’elemento spirituale identitario del nazionalismo russo.

Il rifiuto della monarchia zarista

La differenza rispetto agli altri movimenti di destra precedentemente sorti in Manciuria, è il rifiuto della restaurazione monarchica in favore di un nuovo modello di stato. L’obiettivo politico del fascismo russo era la creazione di uno stato forte e monopartitico, in cui gli interessi nazionali erano prioritari, sopra i partiti e sopra le classi. Giusto per fare un esempio, il nuovo stato russo avrebbe applicato il principio della “pianificazione economica dello stato”, ripreso dai piani quinquennali dell’Unione Sovietica che Rodzaevsky giudicava un successo, ma applicato ad un sistema politico diverso.

Uno stato un po’ fascista, un po’ sovietico

Mutando dal fascismo di Mussolini, riprese il concetto di corporazioni. Queste avrebbero dovuto accogliere e organizzare tutte le componenti produttive della società, tutti i cittadini produttivi, organizzati per settore di lavoro. Le corporazioni non erano dei semplici sindacati, non dovevano essere strumento per la lotta di classe, al contrario dovevano essere delle corporazioni forti, in costante dialogo con lo stato a cui la loro azione era subordinata.

Antisemitismo

Un elemento cardine dell’ideologia del partito era un forte Antisemitismo. Secondo Rodzaevsky i bolscevichi avevano preso il potere perché erano agenti ebraici, è una teoria del complotto diffusa che vedeva gli ebrei come autori di un complotto mondiale. Sottolineammo come non ci sia una teoria razziale come nel nazismo, è un odio che deriva da considerazioni politico-complottiste.

Il partito intraprese diverse azioni contro gli ebrei: ad esempio, finanziò parte delle proprie attività ricattando facoltosi membri della comunità di Harbin. Inoltre, gli organi di stampa della formazione politica pubblicarono numerosi attacchi; per citare qualche dato, nel solo 1934 diedero alle stampe circa 800 articoli antisemiti.

La breve vita internazionale del fascismo russo: nasce l’Organizzazione Fascista Panrussa

Come detto in apertura, durante e dopo la guerra civile russa (1917-1922) molti oppositori abbandonarono il paese per raggiungere l’Europa, la Manciuria e gli Stati Uniti d’America. Qui, non lo diresti mai, in una piccola cittadina di nome Putnam nello stato del Connecticut nacque un altro movimento fascista russo guidato da Vonsyastsky.

Nel 1934 i due leader dei partiti si incontrarono a Yokohama e firmarono un protocollo d’intesa, il “Protocollo di Yokohama”, il fascismo russo nato in Manciuria e quello americano si fusero in un unico movimento, nasce il Movimento Fascista Panrusso. La neonata organizzazione non ebbe però vita lunga: entro la fine dell’anno si sciolse per divergenze ideologiche interne.

Due erano gli elementi favorirono la rottura:

  • La collaborazione di Rodzaevsky con figure che militavano nel movimento bianco come l’atamano Semënov. La partnership era imposta al leader fascista di Harbin dal governo giapponese, ora ci arriviamo.
  • L’antisemitismo radicale. I fascisti russi di Vonsyastsky non erano così radicalmente antisemiti, inoltre erano avversi alla Germania Nazista dato il pensiero di Adolf Hitler sulle genti slave, considerate anche loro come impure ed inferiori.

La collaborazione con i Giapponesi

Abbiamo parlato qui sopra dell’obbligo dei fascisti russi in Manciuria di collaborare con Semënov e di come questo fosse imposto dai Giapponesi. Come mai? Nel settembre del 1931 la nazione del Sol Levante invase la regione, conquistandola nel giro di qualche giorno. I nuovi padroni guardarono la massiccia presenza russa con diffidenza dati i recenti trascorsi tra le due nazioni, in cattivi rapporti anche per la questione della Manciuria che prima della conquista giapponese era guardata con brama anche dai russi.

Nasce il BREM, gestito dai militari giapponesi, aveva il compito di difendere gli interessi imperiali e sorvegliare i russi presenti nell’area. Rodzaevsky e i suoi non passarono certo inosservati, il timore era che fossero delle spie, nonostante gli indirizzi dichiaratamente antimonarchici e antibolscevichi.

Il neonato bureau impose così al leader fascista di collaborare; tra queste abbiamo ricordato la questione dell’atamano. Vale la pena parlare però un altro episodio curioso in cui i russi “invasero” la Russia per volere dei giapponesi.

Russi in missione di sabotaggio contro la Russia

Correva l’anno 1936, il BREM organizzò una missione per i fascisti russi, pane per i loro denti, più o meno. L’obbiettivo era raggiungere la località di Čita distribuire volantini anticomunisti alla popolazione civile, ma il risultato? disastroso. Partirono in 40 uomini divisi in sei gruppi, solo un gruppo raggiunse il luogo della missione, gli altri vennero catturati al confine sovietico. Fu l’unico e l’ultima collaborazione di un’azione armata dei fascisti russi contro l’URSS.

L’agonia e la morte del fascismo russo

Il fascismo russo durante la seconda guerra mondiale

Nell’aprile del 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, il ministro giapponese Yōsuke Matsuoka e il ministro degli esteri russo Molotov, firmarono un patto di non aggressione. Il Giappone smise progressivamente di sostenere le attività antisovietiche, il messaggio era chiaro: non c’è più spazio per Rodzaevsky e i suoi.

Nel 1944 il governo nipponico vietò le critiche all’URSS dalla stampa con lo scopo di migliorare le relazioni tra i due stati in previsione di eventuali negoziati di pace. Le attività del partito fascista calarono a poco a poco, fino a sparire del tutto.

Rodzaevsky e Stalin: il ritorno del nazionalismo, più o meno…

Nel frattempo, il leader fascista aveva cominciato a cambiare opinione sulla politica interna sovietica, vedendo in Stalin e nella sua azione un’evoluzione del bolscevismo e definendo il suo regime come “nazionalista. I motivi erano i seguenti:

  • Sostegno alle Purghe: tra il 1937 e il 1938 Stalin organizzò delle purghe per eliminare i presunti oppositori politici. Rodzaevsky appoggiò retrospettivamente le epurazioni, interpretandole come una necessaria eliminazione della “vecchia guardia leninista” che considerava agenti del “sionismo internazionale” e non come una semplice repressione interna al partito.
  • Successi economici: rimase stupito dal successo dei piani quinquennali, tant’è che, come abbiamo detto sopra, è uno dei pochi elementi sovietici ripresi dal fascismo russo nella sua idea di stato.
  • Apertura alla chiesa: Stalin smise di perseguitare la chiesa ortodossa, Il capo del partito vide ciò come un tentativo di ritornare alle radici dell’identità russa.

La fine di Rodzaevsky: una grande illusione

Scelse così di provare a fare una follia: rientrare in Russia. Nell’agosto del 1945 scrisse una lettera pubblica di scuse a Stalin e cominciò a trattare con l’NKVD per il suo rientro. Questi gli promisero un lavoro come giornalista-propagandista e un’immunità personale, un accordo vantaggio per una persona che è fuggita dalla Russia e si è impegnato contro l’ideologia sovietica. Infatti, non è tutto oro quel che luccica: era tutto una farsa, l’obbiettivo era far rientrare Rodzaevsky e altri oppositori del comunismo, come il pluricitato atamano Semënov per tappargli la bocca, ma questo loro non potevano saperlo.

Rodzaevsky era indeciso sul da farsi, passava notti insonni per questo, ma prese di coraggio e tornò in Russia, un errore che gli costò caro. Non appena varcato il confine venne arrestato, processato e dichiarato colpevole. L’accusa? Di essere un terrorista al servizio dei giapponesi, la pena per questo era la morte.

Il 30 agosto del 1947 Rodzaevsky venne giustiziato. Dopo un’agonia cominciata con il patto di non aggressione tra Russia e Giappone, muore il fascismo russo con il suo leader.

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