Era il 26 novembre 1939 quando alcuni colpi di artiglieria ruppero il silenzio al confine tra Finlandia e Unione Sovietica. Quello che sembrò un attacco finlandese era in realtà una messa in scena: Stalin aveva creato il pretesto per scatenare un conflitto. Iniziava così la Guerra d’Inverno. Da un lato l’imponente Armata Rossa, dall’altro un piccolo paese che non aveva nessuna intenzione di arrendersi.
Perché si giunse al conflitto? Quali furono le conseguenze?
Le Origini della Guerra d’Inverno
La Finlandia prima della guerra, indipendenza e origini
La Finlandia era dal 18° secolo sotto il controllo dell’Impero zarista e vi rimase fino allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre in Russia. In quel momento, la Finlandia colse l’opportunità e dichiarò la propria indipendenza.
Dopo pochi anni scoppiò nel paese una guerra civile tra la componente “rossa” e quella “bianca” sostenuta dalla Germania, che si concluse con la vittoria di quest’ultimi. Durante la Conferenza di Parigi si decise la nascita della Repubblica di Finlandia, libera dall’influenza tedesca.
A questo punto per era necessario stabilire con certezza i propri confini con la Russia e ciò avvenne nel 1920 con il trattato di Tartu, dopo lunghi colloqui che durarono 4 mesi. L’accordo prevedeva che i confini tra Finlandia e Russia coincidessero con quelli dell’epoca zarista.
Il rapporto tra i due paesi continuò senza particolari problemi e nel 1932, poi aggiornato nel 1934, fu siglato un patto di non aggressione. Il patto rientrava in una generale politica sovietica che mirava a consolidare la propria posizione ed evitare attacchi dai propri vicini ( quali Finlandia, Estonia, Lituania, Lettonia e Polonia), mentre il Giappone invadeva la Manciuria e poteva rappresentare una minaccia per l’Unione Sovietica.
Il patto fu rinnovato, come dicevo, nel 1934 con durata fino al 31 dicembre 1945. I due paesi stabilirono nuovamente i confini e garantiva la neutralità nel caso di coinvolgimento dell’altro paese in un conflitto. Inoltre, eventuali controversie sarebbero state risolte in modo pacifico e attraverso commissioni congiunte.
Ma la situazione cambiò nel 1939. In quell’anno l’Unione Sovietica siglò il Patto Molotov-Ribbentrop che assegnava la Finlandia alla sfera d’influenza sovietica.
Poco dopo l’inizio dell’invasione tedesca, iniziarono le pressioni e le richieste sovietiche verso i paesi Baltici e la Finlandia. I primi si piegarono all’influenza sovietica, mentre la Finlandia si oppose allo spostamento del confine, ritenuto dai sovietici troppo vicino a Leningrado (San Pietroburgo).
L’Incidente di Mainila: il casus belli perfetto.
L’Unione Sovietica inscenò un casus belli perfetto, sul modello di quanto successo a Gleiwitz tra Germania e Polonia. Il 26 novembre 1939 sette colpi d’artiglieria furono esplosi dai sovietici verso il proprio villaggio di Mainila al confine con la Finlandia.
La trappola sovietica era scattata. La Finlandia propose una commissione congiunta per risolvere pacificamente la questione, ma per i sovietici i responsabili erano loro. Il 30 novembre i russi attaccarono, il grande inverno è alle porte.
La guerra sul campo di battaglia: Finlandia contro URSS
Lo scontro era impari. L’armata rossa era molto numerosa. L’esercito finlandese invece era composto da 130.000-150.000 unità di fanteria, un’aviazione poco sviluppata e uno scarso supporto corazzato. Eppure avevano una carta da giocarsi: la competenza. Erano addestrati molto bene, conoscevano il loro territorio e avevano delle tattiche per combattere sul suolo natio.
I russi avanzavano nell’entroterra finlandese a fatica. Le temperature erano rigide, la geografia non aiutava i leninisti: a nord erano ostacolati da foreste, laghi ghiacciati, fango e neve che ostacolava l’avanza dei corazzati. A sud invece i russi erano incappati nella linea Mannerheim, una linea di fortificazioni di 132 km.
Per ridurre il vantaggio numerico, i finlandesi sfruttarono azioni di guerriglia. Attacchi fulminei, ritirate veloci. Nonostante i numeri formidabili, l’esercito russo venne tenuto sotto scacco dai finlandesi. Per neutralizzare i carri armati russi i finlandesi utilizzarono delle bottiglie cariche di materiale infiammabile con una corta miccia, che vengono accese e lanciate dentro i carri, sono le “bombe Molotov”, come le chiameranno i russi che si approprieranno dell’arma.
Vennero utilizzati anche i cecchini. A tal proposito si distinse un uomo che, da solo, trasformò le foreste ghiacciate di Kollaa in un incubo per l’Armata Rossa
Guerra d’inverno, il cecchino detto “La Morte Bianca”
Nella guerra d’inverno tra Finlandia e URSS (1939-1940), un uomo trasformò le foreste ghiacciate di Kollaa in un incubo per l’Armata Rossa. Simo Häyhä, cacciatore diventato soldato, portò sul campo di battaglia una sola legge: colpire senza essere visto.
Mimetizzato di bianco nella neve, bocca piena di ghiaccio per soffocare il vapore del respiro, volata del fucile sepolta per non sollevare polvere di neve, operava nell’invisibilità assoluta. In soli 98 giorni accumulò oltre 500 vittime confermate ,più di cinque al giorno, usando sia il fucile Mosin-Nagant senza mirino ottico, sia il mitra Suomi in imboscate ravvicinate.
I sovietici lo chiamarono “Morte Bianca”.
La fine della guerra d’Inverno: la pace di Mosca del 1940
Nei giorni conclusivi della guerra, la Finlandia si trovò stretta tra due fuochi diplomatici. Da un lato, Anglo-francesi promettevano una spedizione, ma Svezia e Norvegia avevano già negato il transito, rendendo l’aiuto una promessa su carta. Dall’altro, Germania e Svezia spingevano verso la pace, convinte che un intervento alleato in Scandinavia avrebbe servito interessi geopolitici ben più ampi che la salvezza finlandese.
Mannerheim era lucido: il fronte stava cedendo, e aspettare dei soccorsi incerti significava rischiare il collasso e la sconfitta totale. Così Il 12 marzo 1940, la delegazione finlandese firmò l’accordo di pace a Mosca.
Le conseguenze della guerra d’inverno: territori perduti
La Finlandia perse parte del suo territorio. Il prezzo della guerra d’inverno fu duro. Con il trattato di Mosca del 12 marzo 1940, Helsinki cedette oltre 64.000 km² di territorio, circa il 12% della propria popolazione si ritrovò dall’altra parte del confine, nella terra che qualche mese prima era del nemico. L’istmo di Carelia, Viipuri e le terre a nord del Lago Ladoga tornarono sotto controllo sovietico, riportando la frontiera a quella voluta da Pietro il Grande nel 1721.
Non bastò: isole nel Golfo di Finlandia, la penisola di Rybachi, zone di confine a Salla e Kuusamo. E per trent’anni, il promontorio strategico di Hanko sarebbe stato affittato all’URSS.
C’è una sola calorosa nota di questa fredda guerra. Petsamo e il suo porto artico rimasero finlandesi, conservando così l’accesso al Mar Glaciale Artico.
La Rivincita Finlandese: dalla Guerra d’Inverno all’Operazione Barbarossa
La Finlandia ha perso, subito un umiliazione, ma è rimasta indipendente. Il tentativo di vendetta non tardò ad arrivare. Nel 1941 allo scoppiò dell’operazione Barbarossa, quando i nazisti iniziarono l’invasione dell’URSS, i finnici si schierarono al fianco dei tedeschi.