Questa è la storia della Conferenza di Nyon e di come, negli anni ’30, la realpolitik valesse più della verità.
Settembre 1937. Nel Mediterraneo affondano navi, i colpevoli non hanno bandiera e nessuno vuole ammetterne la responsabilità. La tensione europea è al limite.
Francia e Gran Bretagna decidono di convocare una conferenza d’emergenza a Nyon per fermare il caos. Il risultato è uno dei paradossi più clamorosi della diplomazia del Novecento: l’Italia, che quegli attacchi li aveva ordinati, viene ufficialmente incaricata di proteggere le stesse acque che aveva trasformato in un campo di battaglia.
La Spagna in fiamme: il golpe militare del 1936
Luglio 1936, Spagna. Un golpe militare vuole rovesciare la Seconda Repubblica Spagnola. A guidare la rivolta ci sono numerosi generali come Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Liano, mentre Francisco Franco, futuro dittatore della nazione iberica, ha un ruolo secondario. E’ al comando della Legione Straniera in Marocco, le truppe meglio addestrate dell’esercito, il loro intervento sarebbe stato decisivo. Seppur così vicina, la Spagna sembrava lontana e irraggiungibile.
La Marina era rimasta fedele al governo repubblicano, impedendo così il trasporto dei golpisti dalla sponda africana all’Europa, occorreva trovare al più presto un appoggio. Per loro fortuna l’Italia si offrì di aiutarli. Furono proprio loro ad aviotrasportare le truppe di Franco in Spagna, un’azione fondamentale per il proseguo della guerra civile che stabilizzò e migliorò la posizione dei golpisti.
Un conflitto internazionale mascherato da guerra civile
Gli alti ranghi di tutti e due gli schieramenti iniziarono a tessere trame diplomatiche con l’obbiettivo di ottenere aiuti stabili. I golpisti stabilizzarono gli aiuti di Italia e Germania, mentre i repubblicani furono sostenuti dalla Francia, un sostegno però timido e saltuario. L’Unione Sovietica cercò di aiutare i repubblicani, ma la distanza geografica e la lotta navale cominciata dall’Italia nel Mediterraneo ne limitò l’efficacia.
Il comitato di “Non Intervento”: una farsa diplomatica
Durante gli scontri nacque un’assemblea dove si riunirono molte nazioni, il suo nome è curioso, soprattutto a fronte della sua scarsa efficacia. Nel 1936 nacque il “Comitato di Non Intervento” su iniziativa del Regno Unito. L’obbiettivo, abbastanza autoevidente dal nome, era evitare l’intervento delle potenze straniere, tenere la Spagna fuori dalle questioni internazionali per evitare un possibile conflitto europeo.
Vi aderirono circa 27 nazioni, tra cui Francia, Regno Unito, Germania e Italia. L’impegno preso era di non fornire uomini, mezzi o altri approvvigionamenti alle parti in conflitto, introducendo dei pattugliamenti delle coste spagnole. I risultati furono scadenti e non è solo colpa della “cattiva Italia fascista” o della “malvagia Germania di Hitler”.
Il comitato antisovietico
Germania e Italia seppero utilizzare abilmente il Comitato, strizzando l’occhio al forte sentimento antisovietico degli inglesi. Mentre le nazioni denunciavano e criticavano prontamente gli aiuti russi, tacevano o minimizzavano quelli inviati ai golpisti.
Tutti inviavano aiuti, ma comunque si incontravano in queste riunioni del comitato. Abbastanza ironico, non credi? La tensione internazionale era alle stelle, bastava un passo falso per scatenare una nuova guerra europea. Gli inglesi volevano allentare per questo motivo la tensione con le forze nazifasciste, per tanto giunsero siglarono un accordo con l’Italia.
Il Gentlemen’s Agreement: la pace di facciata tra Italia e Gran Bretagna, antecedente alla conferenza di Nyon.
Il 2 gennaio del 1937 Italia e Inghilterra firmarono un Gentlemen’s Agreement, un accordo che mirava a stabilire relazioni cordiali tra i due paesi e che affermava:
● desiderio comune di mantenere lo status quo nel Mediterraneo
● nessuno dei due paesi avrebbe acquisito dei territori spagnoli (gli inglesi avevano paura che gli italiani potessero annettere l’isola di Maiorca su cui era presente un vasto contingente)
All’interno dell’accordo però non si faceva cenno all’invio di truppe italiane in Spagna che continuò senza problemi, pur turbando gli inglesi che la vedevano, a ragione, come una violazione del Comitato di Non Intervento.
Nuove tensioni
Le successive battaglie di Malaga (febbraio 1937) e Guadalajara (marzo 1937) videro pienamente coinvolte le truppe italiane con alterne fortune:
● Malaga rappresentò il principale aiuto del corpo di “volontari” che facilitò enormemente l’avanzata e la vittoria dei franchisti.
● Guadalajara, invece, segnò una grande disfatta fascista: i repubblicani, tra cui numerosi italiani del Battaglione Garibaldi, non solo fermarono l’avanzata, ma li respinsero indietro.
A gettare ulteriore carne sul fuoco ci furono i bombardamenti repubblicani sulle navi italiane e tedesche a largo della Spagna nel maggio del 37. La reazione di queste due fu l’abbandono del Comitato, un evento paradossale data l’inutilità del comitato e di come Germania e Italia non si siano mai realmente impegnate per la neutralità.
In vista di nuovi aiuti sovietici ai repubblicani nell’agosto del 1937, Mussolini decise di creare un sistema di pattugliamento nel Mediterraneo per impedire l’arrivo di qualsiasi nave. In pochi giorni i sottomarini fantasma italiani privi di bandiera, attaccarono decine di navi danesi, inglesi e francesi, dando vita a una vera e propria pirateria sottomarina. A inizio settembre le proteste britanniche costrinsero Mussolini a interrompere la campagna.
La Conferenza di Nyon del settembre 1937: obiettivi, partecipanti e accordi
Per il 10 settembre Francia e Inghilterra convocarono a Nyon una riunione per discutere della sicurezza dei mercantili nel Mediterraneo. L’Urss protestò per l’invito rivolto all’Italia che aveva attaccato i suoi convogli e a cui gli italiani risposero che non avrebbero partecipato senza delle scuse ufficiali. Infatti, né Italia, né Germania, vi presero parte fisicamente.
Tuttavia, le potenze partecipanti siglarono un accordo in cui:
● ogni sottomarino che avesse attaccato navi non spagnole sarebbe stato distrutto a vista
● francesi e inglesi avrebbero controllato Canale di Malta e Mediterraneo Occidentale
● Le altre nazioni aderenti avrebbero controllato il Mediterraneo Orientale
● Mar Nero sotto sorveglianza sovietica
L’Italia fu invitata a controllare Adriatico e Tirreno e poi successivamente il Mediterraneo. Fu un paradosso totale: l’aggressore veniva incaricato ufficialmente di fare la guardia contro i suoi stessi attacchi. L’Italia dovette accettare per mantenere il suo status quo di grande potenza mediterranea a cui aspirava.
Conclusioni: cosa ci insegna la Conferenza di Nyon sulla diplomazia degli anni ’30
A livello formale la Conferenza di Nyon servì ad allentare la tensione internazionale e a fermare gli attacchi sottomarini. Tuttavia, va specificato come l’Italia avesse già interrotto la sua azione e che non aveva interesse, né eventualmente la forza, per un conflitto europeo, quindi meglio tirarsi indietro. Al tempo stesso, questa fu l’ultima occasione in cui ci si preoccupò intensamente della Spagna, tema che divenne secondario nei mesi successivi.