Cosenza, palazzo della Prefettura. Affacciato dal balcone e acclamato dalla gente c’è Fausto Gullo, comunista e noto antifascista, non Benito Mussolini. Fausto Gullo venne acclamato come nuovo prefetto di Cosenza. In quella città, in quello stesso balcone soli pochi anni prima, nel 1939, il Duce si era mostrato trionfalmente. Cosa portò a questo radicale cambiamento?
Cosenza durante la Seconda guerra mondiale: il contesto della rivolta
Durante gli anni della guerra, la popolazione viveva in condizioni durissime e precarie, gran parte della popolazione viveva in condizione di estrema povertà. Non era possibile per i cosentini andare avanti così. La pazienza finì nel dicembre del 1940, quando molti cittadini stremati assaltarono disperati i negozi. La guerra per l’Italia era cominciata da poco, i cosentini non sapevano che quello era solo l’inizio del loro calvario.
La fame e il crollo del razionamento alimentare
Nel corso di quei lunghi tre anni il costo della vita aumentò notevolmente. Mancanza di cibo, il sistema del razionamento che avrebbe dovuto garantire la distribuzione degli alimenti, si rivelò inefficace. A ciò aggiungiamo che nell’aprile del 1943 la città fu colpita dalle bombe degli aerei alleati, aggravando la condizione dei cosentini.
La liberazione di Cosenza nel settembre 1943
Il 14 settembre 1943 la città fu liberata dagli Alleati, sbarcati in Sicilia il 10 luglio precedente e in Calabria a inizio settembre. La città era stata in parte distrutta dai nazisti in ritirata, in una fase drammatica per l’intera nazione: cadde il fascismo, si formò il governo Badoglio, il Paese fu invaso contemporaneamente dagli Alleati e dai nazisti, e il Re fuggì a Brindisi abbandonando l’Italia al proprio destino. In questo caos totale, lo stato si dissolse.
Le cause della rivolta di Cosenza: il prefetto e il malcontento popolare
Durante il governo Badoglio venne presa una decisione drastica, per dare una svolta rispetto al passato fascista e rimarcare che l’Italia ora non sostiene più Mussolini: i prefetti delle città italiane furono sostituiti. Il prefetto nominato dal fascismo resse solamente in una città, a Cosenza. La popolazione era risentita e furiosa.
Ad alimentare la rabbia contribuiva una la voce che il governo inviasse generi alimentari alle truppe della Repubblica di Salò. Una voce mai confermata, ma quando c’è la guerra sapete benissimo che la prima vittima era la verità. Poco importava se fosse vero, gli abitanti di Cosenza erano stremati dalla fame, la tensione in città era alta.
La rivolta di Cosenza: lo svolgimento dell’insurrezione
Dei militanti comunisti ebbero un diverbio con i carabinieri per via della cancellazione di scritte sui muri inneggianti leader antifascisti. Dalle parole si passò ai fatti, per quell’animoso diverbio i comunisti vennero arrestati. Sarebbe finita probabilmente qui, ma non a Cosenza.
Avevano fame, vedevano lo stato distante e incurante di loro. L’arresto di questi comunisti è l’innesco della bomba. I cittadini insorsero per liberarli e occuparono la prefettura.
Fausto Gullo prefetto e le guardie popolari antifasciste
Il prefetto Endrich fu immediatamente allontanato, salvato per un pelo dal linciaggio secondo alcune fonti. Il CLN locale nominò Fausto Gullo, comunista e futuro ministro dell’Agricoltura, nuovo prefetto, e Francesco Spezzano, anch’egli comunista, sindaco. Nei luoghi nevralgici della città si insediarono guardie popolari, composte principalmente da antifascisti ed ex confinati politici.
L’intervento degli Alleati e le conseguenze della rivolta di Cosenza
Gli Alleati, che governavano la città dal loro arrivo, lasciarono fare durante l’insurrezione, ma il giorno successivo intervennero duramente: tutti i comunisti coinvolti furono minacciati di essere spediti al confino in Africa. La minaccia cadde nel vuoto grazie alla mediazione del nuovo prefetto Mancini, ma questa vicenda periferica ci ricorda come gli Alleati si posero sempre in opposizione ai comunisti anche quando erano alla guida di un movimento popolare spontaneo, sostenuto da varie forze politiche.