È l’alba del 6 aprile 1941 quando i cingolati tedeschi frantumano i confini della Jugoslavia, dando il via all’Operazione 25. In soli undici giorni, il Regno dei Balcani crolla, lasciando il posto a un mosaico di occupazioni e stati fantoccio. Ma è tra le montagne della Bosnia che viene scritto uno dei capitoli più paradossali e oscuri della Seconda Guerra Mondiale.

Mentre il dogma nazista celebra la purezza ariana, Heinrich Himmler crea una forza militare senza precedenti: nasce la Divisione Handschar. Non sono soldati biondi dagli occhi azzurri, ma bosniaci di fede islamica che indossano il Fez grigio-verde con il simbolo della morte delle SS. Tra razioni di cibo halal, preghiere rivolte alla Mecca e una ferocia che terrorizzò i partigiani di Tito, la storia della 13ª Divisione Waffen-SS è un viaggio in un’alleanza innaturale nata per calcolo politico e finita nel sangue dei processi di Sarajevo.

Le origini della divisione

Reseconti di guerra

Nome in codice “Operazione 25”. Sono le 5.15 del 6 Aprile 1941, le forze tedesche cominciano l’invasione della Jugoslavia. Nel giro di 11 giorni il territorio venne conquistato dai nazisti, più precisamente il 17 aprile il generale Danilo Kalafatovic firmò l’armistizio.

Il territorio Jugoslavo fu spartito tra tedeschi, Italiani e lo Stato Indipendente di Croazia, uno stato fantoccio delle forze nazifasciste, guidato dal leader degli Ustacia Ante Pavelic. Il territorio da lui controllato comprendeva l’attuale Croazia e la quasi totalità della Bosnia Erzegovina.

La situazione interna però era tutt’altro che pacifica: i partigiani, in particolare quelli guidati dal generale Tito, continuavano a combattere contro il regime di Pavelic e le forze naziste, costituendo un problema per la stabilità della nuova conquista, Himmler decise di rinforzare le fila della lotta agli oppositori…

La nascita della divisione Handschar

C’è una cosa che i libri di storia raramente menzionano. Siamo abituati a pensare alle SS come fatte solo di tedeschi, questo è vero in una fase iniziale, ma con il progredire della guerra il governo tedesco cominciò a creare delle forze SS straniere. Un esempio tra tutte fu la divisione francese “Charlemagne” (Waffen-Grenadier-Division der SS “Charlemagne”, nome completo). La divisione Handschar è sicuramente la più particolare, ti sembrerà un ossimoro: era composta da soldati bosniaci di fede islamica. Alcuni bosniaci avevano abbracciato il credo durante la lunga occupazione Ottomana dell’area balcanica.

Potrai pensare che questa scelta sia fuori dalle logiche del pensiero nazista, ma non è così.

Himmler aveva una visione romantica del guerriero musulmano, secondo lui nato per lottare con ferocia e senza pietà. La Germania aveva anche discreti rapporti con il mondo islamico, in virtù sia del comune nemico ebraico, sia dell’avversione verso il mondo bolscevico.

Si procedette al reclutamento degli uomini ricorrendo al sostengo delle autorità che appoggiavano i nazisti, primo tra tutti Pavelic, avverso all’idea in un primo momento, non voleva una divisione totalmente composta da soldati islamici. Si decise in accordo che una quota tra il 10% e il 30% dei soldati dovessero essere croati di religione cattolica. Anche il Gran Muftì di Gerusalemme Haj Amin al-Hussein collaborò attivamente, presentando l’alleanza con la Germania come un mezzo per proteggere l’Islam dal “bolscevismo”.

Fu così che il 10 febbraio 1943 nacque ufficialmente la “Waffen-Gebirgs-Division der SS” nota come “Handschar”. Prima di continuare la loro storia, vediamo come Himmler si preoccupò in prima persona di garantire a queste persone la possibilità di praticare liberamente il loro culto.

Tradizioni islamiche e divise naziste: una convivenza singolare.

Per garantire la fedeltà e l’efficacia della divisione, Himmler concesse delle deroghe eccezionali ai regolamenti delle SS

  • Alimentazione: Maiale e alcolici erano banditi. In ossequio alla religione islamica il cibo servito era Halal.
  • Religione: La divisione non aveva cappellani, ma Imam che li accompagnavano in battaglia. Inoltre ai soldati era permesso ai soldati di pregare 5 volte al giorno verso La Mecca, permettendo a ogni soldato di assolvere ai doveri di un buon musulmano.
  • Uniforme: Non utilizzavano il classico cappello delle SS, le unità della Handschar indossavano il Fez, un cappello di colore grigio-verde diffuso tra gli ottomani.

Addestramento e incidenti francesi

L’addestramento di questa divisione cominciò lontano dalla Jugoslavia. In Francia, più precisamente a Villefranche-de-Rouergue. Qui i nazisti cominciarono ad allenare la loro unità della morte balcanica, ma la ferocia di questi soldati in un primo momento gli si ritorse contro.

Nel settembre del 1943 diversi uomini si ribellarono con l’obbiettivo di allontanarsi dai nazisti, alcuni ufficiali vennero assassinati, ma la repressione non tardò ad arrivare: alcuni soldati della divisione furono uccisi, altri vennero espulsi dalla divisione e riassegnati ad altre mansioni dell’esercito. I responsabili del governo tedesco decisero di allontanarli dalla Francia e portarli in Slesia, più precisamente nell’attuale Polonia Sud Occidentale, per completare l’addestramento.

All’inizio del 1944 la divisione era pronta a seminare il panico tra i partigiani jugoslavi: i soldati vennero inviati in Bosnia a combattere contro i partigiani guidati da Tito. Si preannuncia un bagno di sangue.

La guerra in Bosnia

Lungo tutto l’arco del 1944 la divisione partecipò con successo a diverse operazioni belliche contro i partigiani, l’esordio fu per loro un vero e proprio successo. Nome in codice “operazione Wegweiser“, l’obbiettivo era ripulire dai ribelli la foresta di Bosut e le aree lungo la ferrovia Zagabria-Belgrado, una via di comunicazione fondamentale per far arrivare rifornimenti nell’area. Il risultato sorrise ai nazifascisti e la divisione si distinse per la sua ferocia: circa 500 partigiani vennero uccisi negli scontri. Per gli uomini della Handschar non si trattò di un caso isolato.

Durante queste operazioni si guadagnarono la fama di guerrieri violenti. Diverse sono le accuse mosse ai soldati bosniaci di aver ucciso civili e prigionieri di guerra, già da questa prima operazione.

Il declino e la resa

I venti di guerra nel corso del 1944 però cambiarono rapidamente, gli Alleati avevano ottenuto successi significativi e pian piano su tutti i fronti, le forze nazifasciste perdevano terreno. La Jugoslavia non faceva eccezione, pressata dalle azioni partigiane e dall’avanzata sul fronte orientale dell’Armata Rossa.

I guerrieri bosniaci non avevano subito sconfitte significative, ma la loro ferocia fu temprata da questa situazione sul campo. Capirono che la Germania non era più in grado di proteggerli, molti di loro cominciarono a disertare, alcuni tornarono nei propri villaggi di origine, altri ascoltarono i proclama del generale Tito e si unirono alla resistenza, tradendo il fronte tedesco.

La ritirata

Giorno dopo giorno, un proiettile alla volta, i Russi penetrarono sul suolo Jugoslavo, la divisione fu costretta ad arretrare in Ungheria del Sud. L’obbiettivo? Arginare l’avanzata russa. I soldati bosniaci si batterono con ferocia ad armi pari, nonostante le perdite umane, ma furono i russi alla fine ad avere la meglio.

La divisione e i tedeschi in loco persero quindi ancora terreno. Ora nell’aprile del 1945 sono in Austria dove ingaggiarono un nuovo scontro con le truppe di Stalin, anche qui l’Handschar subì molte perdite, ma questa volta era diverso: la divisione aveva perso troppi uomini per continuare a combattere in autonomia.

La resa cominciava a sembrare ai più la strada più saggia da percorrere, la guerra era ormai persa.

La resa e il destino finale

L’8 maggio del 1945 i resti della divisione si arresero alle forze britanniche, sperando di evitare la cattura da parte dei sovietici e dei partigiani jugoslavi, fecero però male i conti: gli Inglesi scelsero di estradarli in Jugoslavia. Qui i soldati bosniaci e gli ufficiali tedeschi affrontarono processi sommari ed esecuzioni di massa voluti dal generale Tito.

Altri invece dovettero affrontare il tribunale militare: tra ’47 e ’48 diversi leader ed ex membri furono processati a Sarajevo per i crimini di guerra commessi in Bosnia durante gli scontri. Molti di loro furono condannati a morte e giustiziati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *